L'ispirazione

La storia della Cittadella di Padre Pio nasce nel 2006 quando Irene Gaeta, figlia spirituale di Padre Pio e Fondatrice de “I Discepoli di Padre Pio” a Vitinia, quartiere della periferia di Roma, acquista un terreno nel Comune di Drapia, in provincia di Vibo Valentia, di oltre 180 mila metri quadrati (l’equivalente di 30 campi di calcio regolamentari). La decisione di prendersi carico di un impegno così gravoso, come lei stessa racconta, fu molto sofferta, soprattutto in previsione della realizzazione di un progetto lontano da Vitinia, sede principale delle sue attività sociali e spirituali. Ma la sua è sempre stata una vita votata all’obbedienza e all’ascolto delle ispirazioni provenienti dal Santo.
 
Irene racconta che nel 2004 in uno dei suoi “incontri spirituali” con Padre Pio, egli, con somma autorità, le dice: «In Calabria devi fare un Santuario, un Ospedale Pediatrico, un Centro di Ricerca e un Villaggio per i sofferenti. Perché i bambini fin dal grembo materno nasceranno con tre malattie: tumori vari, del sangue e dei polmoni! Si devono curare con le erbe che crescono lì». Irene cercò di rifiutare per tre volte questo mandato ma lui, con la sua autorevole severità, le dice che deve procedere e le indica precisamente il luogo, mostrandoglielo come attraverso uno schermo: «Devi farlo lì!!». Da quel giorno, seppur con infinite difficoltà, iniziò a profilarsi il grandioso progetto della Cittadella di Padre Pio a Drapia.
 
La richiesta di Padre Pio è una doccia gelata per Irene che, priva di risorse economiche, si trova a dover affrontare un impegno di oltre 2 milioni di euro per l’acquisto di quei 18 ettari di terreno. Seguirono notti insonni di preghiera e lacrime cocenti, quando al culmine della sofferenza, in un momento di raccoglimento mentre ancora una volta viene attraversata da dubbi e paure chiede al frate cappuccino: «Perché mi hai dato un compito così grande!? Io volevo fare cose piccole …». Padre Pio incalza: «Hai fede?». Lei in ginocchio dinnanzi alla statua del Santo a Vitinia, risponde: «Sì padre, ho fede» e lui la esortò: «E …Vai, vai avanti …».


Irene Gaeta
Irene Gaeta, classe 1937, è figlia spirituale di Padre Pio. Lo incontra fisicamente per la prima volta a San Giovanni Rotondo nel 1960, ma sin da bambina vede spesso il frate in bilocazione (dal 1946 al 1957), inizialmente non consapevole della sua reale esistenza, e ricorda ...leggi tutto : «Sin da piccola vedevo anime di persone morte e Santi e pensavo che anche lui fosse uno di loro». Un giorno lo riconosce in un’immagine pubblicata su un giornale e comprende che quel frate, che le insegna sempre la via da percorrere, esiste ed è ancora in vita. Il primo incontro in bilocazione risale al 18 giugno del 1946 quando, entrando nella sua cameretta, trova un sacerdote che, dopo averla benedetta con l’ostensorio, le mostra il momento della consacrazione nel quale il pane e il vino vengono trasformati in corpo e sangue di Cristo e le dice: «Stai attenta a questo momento brutta birbante!!!».

Lei è solo una bimba e non comprende nell’immediato cosa stia accadendo e gli domanda: «Tu chi sei?», lui risponde: «Sono Padre Pio da Pietrelcina». Per tre volte gli rivolge lo stesso quesito, il frate, vista l’insistenza della bimba, ribatte: «Sono un frate che prega!! Un giorno mi conoscerai». Poi le ricorda un episodio, in cui lei era coinvolta, accaduto durante la guerra: era il luglio 1943 e il padre, vista la triste situazione, per proteggere la sua famiglia decise di trasferirla a Lanciano, loro paese di provenienza, così mise tutti su un treno, mentre lui rimaneva a Roma.
Proprio quel giorno ci fu il primo bombardamento su Roma, il treno nella quale viaggiavano fu colpito dalle bombe alla Stazione di San Lorenzo e si incendiò. Molte persone morirono «La mia famiglia uscì indenne dalle lamiere» racconta Irene; «Io non capivo perché Padre Pio mi mostrasse quell’episodio così gli domandai come faceva a sapere tutte queste cose». Lui rispose «Io so tutto di te, perché fin da quando sei nata l’Eterno Padre ti ha messo nelle mie mani, io ti ho salvato e ti salverò sempre».
 
Da quel primo incontro Irene offre la sua vita al Signore in totale abbandono alla Sua volontà, sotto la regia costante di Padre Pio che la guida passo passo nei percorsi della vita: prima al matrimonio (contrariamente alla sua iniziale volontà di farsi suora), poi madre di quattro meravigliosi figli; ma anche nella sua attività di sarta dell’alta società romana, nel suo atelier di via Frattina al centro di Roma, lavoro dal quale spesso riusciva a mettere insieme i denari per compiere le missioni di volta in volta richieste dal Frate, tra cui quelle di evangelizzazione che tante conversioni ha portato.

Nel 1988 Irene dà vita ad un Gruppo di Preghiera nel nome del Frate di Pietrelcina nella Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante a Vitinia. 
Proprio per diffondere gli insegnamenti di Padre Pio negli anni successivi, seguendo le parole del Santo che le dice «Devi fare un gruppo di persone che vivano il Vangelo come l’ha vissuto Padre Pio» (spesso il Santo di Pietrelcina le parlava in terza persona).
Irene riferì il tutto a Padre Gerardo Di Flumeri, vice postulatore della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Padre Pio; lui, dopo averla ascoltata, le propose il nome di questo nuovo Movimento: “I Discepoli di Padre Pio”. Lei rispose: «No, i Discepoli li ha soltanto Gesù». Padre Gerardo ribattè: «Irene non hai capito niente, in Padre Pio è vissuto Gesù, i sassi di San Giovanni Rotondo sono bagnati del sangue di Gesù. Se non fosse vissuto Gesù in Padre Pio dopo soli due giorni di quelle due tazzine di sangue, che quotidianamente versava, sarebbe morto. E poi che ne sai tu! I Discepoli di Padre Pio sono scritti nelle sue profezie! Vai avanti».
Riguardo al discorso delle Profezie Irene chiede di conoscere cosa era scritto sui Discepoli ma Padre Gerardo le risponde «No, queste saranno date goccia per goccia, perché altrimenti si sconvolgerebbe il mondo!». 

I Discepoli di Padre Pio” sono un’Associazione privata di fedeli, eretta con Decreto del 2002 a firma di Sua Eminenza Cardinale Camillo Ruini, e altresì un’Associazione riconosciuta, regolata dal Codice civile e di chiara ispirazione Cattolica, Apostolica, Romana, costituita con atto pubblico. La prima in pratica costituisce il movimento religioso, che ha la finalità di diffondere nel mondo la spiritualità del Santo di Pietrelcina; la seconda rappresenta l’ente la cui costituzione si è resa necessaria per realizzare opere importanti e altamente strutturate, come appunto la Cittadella di Padre Pio in Calabria. 
Padre Gerardo De Flumeri, più volte ospite alla Casa di Accoglienza di Vitinia ha scritto di suo pugno lo Statuto dell’Associazione e la Regola di vita dei Discepoli di Padre Pio come movimento religioso e laico.  

Le opere
L’attività di Irene non si ferma alla preghiera e sempre immersa in una vita di lavoro intenso, non trascura il suo trasporto verso la sofferenza altrui e offre sempre il suo sostegno, ovunque vi sia necessità.
Il 18 giugno 1988 Padre Pio le dice «L’Eterno Padre mi ha chiesto di prendere una parrocchia nel Comune di Roma e io ho scelto la parrocchia di Vitinia perché nata dalle offerte dell’Azione Cattolica, speranza sempre della Chiesa, e perché dedicata al Sacro Cuore di Gesù agonizzante, quel cuore nel quale io dimoro e ho sempre dimorato e dal quale prendo tutto per darlo a chiunque mi si rivolge. Io sono sempre qui presente, come a San Giovanni Rotondo sulla mia tomba e a Casa Sollievo della Sofferenza, affinché questo luogo diventi centro di irradiazione e di fede». 

Per cui il 25 giugno 1989 viene inaugurata la prima statua di Padre Pio a Roma posta sul piazzale della Parrocchia di Vitinia, ad opera dello scultore e Maestro Antonio Berti di Sesto Fiorentino.
 
Il 18 febbraio 1990 Padre Pio dice a Irene di ristrutturare la cripta sottostante alla Chiesa del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante, sino ad allora adibita a magazzino, e mettere in adorazione perpetua Gesù Sacramentato, confermando che soltanto attraverso il cuore Eucaristico di Gesù questo luogo può diventare “centro di irradiazione e di fede”. La cripta viene restaurata e inaugurata il 20 dicembre dello stesso anno, grazie alle donazioni dei fedeli nonostante le  spese siano state cospicue.

«Di a tutti che io sono sempre qui presente ad aspettare chiunque vi entra per presentarlo a Gesù e nessuno ne uscirà a mani vuote». Con queste parole Padre Pio chiede ancora ad Irene di essere portatrice di un messaggio che si concretizza diventando questo un centro di preghiera per tutti i devoti del Santo di Pietrelcina. 
Nel giugno del 1994 nasce la “Casa di Accoglienza di Padre Pio per l’Uomo Solo”, perché Padre Pio le dice: «Ci sarà tanta solitudine, fai qualcosa per loro! Perché le malattie e la lebbra si curano pure con le medicine, ma la solitudine si cura solo con l’amore». In un’altra occasione sempre in riferimento ai sofferenti le dice: «Avverranno calamità per cui non basteranno pezze per fasciare le ferite e luoghi per accogliere gli ammalati. I ricchi si cureranno ma i poveri moriranno fai qualcosa pure tu!!....».
 
Così il 25 maggio 1999 Irene acquista, sempre a Vitinia, un edificio di tre piani, racconta di essere stata nella scelta “ispirata dall’Arcangelo Raffaele”. In questa casa sono nati circa quaranta bambini da ragazze madri e sono state ospitate un migliaio di ragazze e donne in difficoltà.
 
Il 16 dicembre 2009 nasce la seconda struttura, chiamata “Casa degli Angeli”, dedicata ai bambini non nati, riservata ai giovani che vogliono fare un discernimento vocazionale per formare quella “Milizia sacerdotale eucaristica francescana diocesana”, che Padre Pio ha chiesto. 
 
Ogni richiesta del Santo trova sempre la strada per essere realizzata, grazie all’impegno costante di una donna la cui fede incrollabile riesce a smuovere i cuori di tanti devoti. Le opere sono a beneficio di tutti e messe a disposizione dell’intera comunità, sotto il profilo ecclesiastico per riscoprire le tre virtù teologali: la fede, la speranza e la carità, come Padre Pio aveva detto a Irene nel 1994 perché «Senza la fede non nasce la speranza, senza la speranza non nasce la carità, virtù grande che allarga il cuore fino a trasformarlo in un tempio dello Spirito Santo. Chiunque verrà accolto da I Discepoli di Padre Pio abbia sempre presente questa importante premessa».

Le attività però vanno anche oltre il nostro territorio seguendo ancora l’ispirazione ricevuta: «Il mio nome oltrepasserà i confini di tutti i continenti». Infatti molte delle attività dei Discepoli di Padre Pio arriveranno anche in Argentina nel 2002, con il Progetto Casa Scuola Padre Pio di Barrio Obligado, in Sri Lanka nel 2005, ma anche poi in Burundi e Ghana.

In conclusione Irene è una donna semplice e determinata che ha offerto la sua vita all’ubbidienza per il bene della Chiesa e per la Gloria di Dio, al Papa e ai sacerdoti attraverso una preghiera incessante e una donazione di sé per la conversione dei peccatori. 
Questa è Irene Gaeta che oggi, grazie al suo “sì” incondizionato, ha posto le basi anche al progetto che porterà in Calabria un villaggio ad alto livello assistenziale e sanitario grazie alle peculiarità della terra, dell’acqua e del cielo.